Firmato l’accordo Conferenza episcopale piemonte e Regione Piemonte per indagine sul lavoro giovanile

Oltre il 36 % dei giovani piemontesi non ha un lavoro, va meglio per i cuneesi che hanno una media di disoccupazione del 12,8% e molto peggio per i torinesi che superano la soglia del 46%. Davanti a questi preoccupanti dati Regione Piemonte e Conferenza episcopale piemontese cercano insieme soluzioni e risposte. Su questa linea si pone l’accordo siglato martedì mattina a Torino tra Chiamparino e Nosiglia “Chi offre e crea lavoro in Piemonte”.L’accordo ha come obiettivo quello agevolare la conoscenza dei fabbisogni professionali delle imprese, consentendo ai giovani e alle loro famiglie di orientarsi meglio nel mercato del lavoro e agli operatori, pubblici e privati, dei servizi per l’impiego di avere a disposizione un utile strumento di lavoro.  

Produrrà un’indagine sul rapporto tra giovani e mercato del lavoro, in nove mesi un gruppo di lavoro specializzato formato da esperti della Regione e della Pastorale sociale del lavoro regionale fornirà utili informazioni per favorire la conoscenza di possibili sbocchi lavorativi per i giovani, ma soprattutto le informazioni raccolte serviranno come base per contribuire a creare una cultura del lavoro che metta al centro la persona, come ha sottolineato Nosiglia. I risultati finali permetteranno di definire i settori dell’economia che presentano maggiori opportunità d’impiego per i giovani e di individuare le figure professionali emergenti e quelle tradizionali da valorizzare, in relazione al quadro di competenze richieste dalle imprese.

Un’attenzione particolare, inoltre, sarà dedicata al lavoro autonomo, al settore del no-profit e delle start up, mettendo in evidenza le iniziative di successo che negli ultimi anni hanno avuto per protagonisti i giovani. I primi risultati dell’indagine saranno resi noti a già novembre, in occasione della prossima Agorà per il Sociale.

La sigla dell’accordo è stata anche l’occasione per confrontarsi sul lavoro nei giorni festivi. Per Chiamparino “in una società in cui il mondo del lavoro è sempre più frammentato e meno stabile e con salari più bassi sono necessari regole e paletti per salvaguardare alcuni giorni di riposo. Ma soprattutto serve una legge sul salario minimo garantito”. Netto il no

al lavoro festivo da parte di Nosiglia. “Sul lavoro domenicale ha detto – sono pienamente solidale con i sindacati. Un conto sono i lavori svolti per i servizi essenziali come chi opera negli ospedali o garantisce i trasporti, ma la domenica e nei giorni di festa più importanti, in cui si esprimono forti valori familiari, non è certo necessario andare a fare la spesa”. E si è domandato “che tipo di società stiamo costruendo? Con queste regole – ha proseguito – non regge”. Nosiglia ha evidenziato che “il problema centrale è che si pone il primato dei soldi, mentre i valori umani, familiari e sociali non vengono considerati un profitto, come invece dovrebbero. Ed è proprio questa cultura che mette al centro il profitto e non l’individuo e il bene comune che ci ha portati alla grande crisi che stiamo vivendo”.

Chiara Genisio